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Il Podologo

È un operatore della Sanità abilitato a curare tutte le patologie del piede, dalla più semplice come l’ipercheratosi alla più complessa come la deviazione assiale delle dita.

Esegue accertamenti diagnostici tra i quali l’esame baropodometrico e, nel caso di particolari patologie non di sua competenza, indica al paziente quale sia lo specialista più adeguato. Presta anche assistenza domiciliare alle persone disabili.

La laurea di 1° livello in podologia è il titolo di studio che a partire dal 2002 si consegue nelle Facoltà di Medicina delle Università italiane. Si ottiene dopo un ciclo di studio triennale che prevede l’approfondimento teorico e pratico di oltre 30 discipline medico-podologiche.

Il PODOLOGO ha l’obbligo dell’aggiornamento e della formazione professionale permanente, così come previsto per tutto il personale sanitario laureato dal D.L. 19 giugno 1999 n.229 sull’E.C.M. (Educazione Continua in Medicina).

È un professionista che deve attenersi quindi al proprio “Codice Deontologico ed Etico” che colloca il paziente al centro dell’attenzione e gli garantisce la prestazione professionale più corretta, l’assistenza assidua, la documentazione e informazione più completa.

La professione di PODOLOGO deve essere nettamente distinta da altre attività quali ad esempio quella di pedicure, figura artigianale meritevole di massimo rispetto, ma che non deve e non può essere confusa con quella di PODOLOGO.

I pedicure esercitano l’attività esclusivamente nei centri di bellezza, limitando il proprio intervento all’aspetto estetico del piede (taglio delle unghie, smalto, massaggio, ecc…). La legge, infatti, vieta loro di eseguire prestazioni di carattere terapeutico, in quanto non abilitati.

La patologia più semplice ma anche più frequente che sopraggiunge all’osservazione del podologo è senza ombra di dubbio L’ IPERCHERATOSI.

Riteniamo fondamentale sfatare il mito della “callosità con radice” retaggio della vecchia pedicuria non sostenuta da studi di istologia e fisiologia della cute, infatti l’ipercheratosi non è altro che un accumulo delle cellule cornee dell’epidermide come risposta ad un eccessivo attrito da parte della calzatura o ad una pressione notevole su un punto ben determinato della cute del piede in stazione eretta.

Ovviamente ci troviamo di fronte a forme diverse (tilomi, elomi interdigitali, ipercheratosi dorsali delle dita) ed eziologie diverse di ipercheratosi a seconda di vari fattori, ossia:

  • l’età avanzata del paziente che incide sulla risposta visco-elastica della cute e sulla struttura scheletrica del piede spesso stravolta da forme di artrosi deformante
  • le attività lavorative che obbligano il paziente ad indossare scarpe non idonee
  • le patologie intrinseche del paziente come per esempio il diabete che determina una eccessiva secchezza cutanea da complicanza neuropatica diabetica e, non per ultimo
  • l’uso di calzature scomode a fine puramente estetico.

Il trattamento terapeutico di tali ipercheratosi sarà diversificato e comporterà, da parte del podologo, un approccio che va dalla semplice educazione del paziente sull’uso di scarpe idonee e di prodotti farmaceutici adeguati, all’escissione periodica della “callosità”, alla realizzazione di presidi medici su misura quali ortesi digitali in silicone o ortesi plantari da inserire nelle scarpe dopo esame obiettivo o meglio ancora dopo attenta visita podologica ed esame baropodometrico.

 

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